Quando ogni cosa ha un prezzo

Quando ogni cosa ha un prezzo non ci sono più distinzioni di genere. Solo distinzioni di quantità, di mercato, di profitti e marginalità. Quando diamo un valore in introiti pubblicitari per una apparizione televisiva, per una tragedia personale, per un nudo inaspettato, per il fallimento di una azienda non consideriamo più la qualità del dramma, della denuncia, della inaccettabilità, ma tutto divene accettabile e soprattutto quantificabile in euro, in profitto.

Il plusvalore di una disumana umanità è una cifra a fondo fattura, è la quantità di voti per un elettorato stanco e alienato da spot socialmente agghiaccianti; di frasi irreali da film spartite tra chi fa finta di non sapere e chi dice di non sapere per scaricare al più forte la responsabilità che di fatto non si è mai capito a chi fosse appartenuta fino ad oggi.

Un disumano profitto pubblicitario che viene acquistato da una tragedia di valore inestimabile e rivenduto per qualche passaggio televisivo, una totale inconsistenza di vite che si sciolgono in trenta secondi di servizio giornalistico.
Un disumano profitto in un disumano mercato in una disumana finanza in una disumana umanità, che il futuro conservi per noi il peggiore dei destini; che regali lo specchio a coloro i quali la coscienza impedisce oggi di guardarsi negli occhi.

“Il denaro è il lenone fra il bisogno e l’oggetto, fra la vita e il mezzo di vita dell’uomo.” 

Karl Marx