La sicurezza assicurata

Nasce tutto dal patologico e profondo bisogno di sapere che non tutto è perduto. Anche quando si scende nel baratro dell’insicurezza emotiva, sociale ed economica, si ha sempre il bisogno di sapere che esista una possibilità “terza”, garantita che ci permetta di ripristinare almeno in parte l’origine dei problemi o rendere li stessi meno pensanti da sopportare o meno pericolosi da affrontare.

L’assicurazione sociale ed emotiva che fornisce la sicurezza nel momento del bisogno, quando le cose non vanno. Il pericolo che si propone in questo caso però è il senso inconscio del riconoscere una tale assicurazione come risorsa messa da parte per sé. Il pericolo nasce quando, essendo a conoscenza di questa garanzia, si fanno scelte in funzione di tale garanzia. Quando si vive con la consapevolezza conscia della terza possibilità.

Per questo motivo a volte la sicurezza necessita di essere assicurata, ma senza saperlo. Per questo motivo l’assicurazione della nostra sicurezza nasce solo ed esclusivamente dalla nostra integrità; dal nostro vivere in serena coscienza di noi e degli altri.

Solo come fenomeno estetico l’esistenza e il mondo sono eternamente giustificati.

Friedrich Nietzsche

Annunci

I numeri in fondo non contano

Vorrei pubblicare qui qualche numero, solo qualche cifra che permetta forse di avere una visione più di insieme del mondo che ci circonda; forse perché i numeri rappresentano l’immagine concettuale di valore oggettivo e non rischiano di essere mal interpretati; quelli sono, quelli rimangono.

Tutto quello che scrivo proviene dalle statistiche e dai dati dei database delle Nazioni Unite, dalla CIA (Intelligence Americana) e altre fonti. Sono tutti numeri e valori aggiornati al momento in cui scrivo.

Forse ci siamo dimenticati che nel Mondo ad oggi sono stati spesi più di 966 miliardi di dollari in spese militari da parte dei Governi del Pianeta, abbiamo circa 8 milioni di ettari di foreste distrutte da gennaio ad oggi; ci sono più di 10 milioni di acri di terreno divenuto deserto a causa di mal gestione solo quest’anno. E anche se quest’anno abbiamo prodotto più di 3 miliardi e mezzo di tonnellate di cibo, in questo momento ci sono più di 1 miliardo di persone malnutrite nel Mondo  (un sesto della popolazione mondiale) e da sta mattina sono già morte 25 mila persone di fame. Pur avendo consumato più di 2 milioni di miliardi di litri d’acqua quest’anno, ci sono 1 miliardo e mezzo di persone che non hanno accesso all’acqua potabile sicura. E’ singolare poi sapere che  più di 2 milioni di persone da gennaio sono morte per il fumo e dalla stessa data sono state prodotte quasi 4 mila miliardi di sigarette.

Ma i numeri in fondo non contano, conta saperli interpretare in maniera corretta, anche se sono valori oggettivi. Ci dobbiamo preoccupare quindi?

“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.”

Albert Einstein

Ci sono cose che non si dicono

Quando studiai la comunicazione scoprii che l’idea che mi ero fatto era completamente diversa da quello che in realtà fosse davvero. Il primo elemento di novità è stato tutta la parte della comunicazione non verbale, cosa che fin da piccolo ho sempre notato e che ho sempre considerato senza però rendermene conto; dopo aver letto e seguito delle lezioni specifiche sulla comunicazione ho anche scoperto come questo mio notare e considerare la comunicazione non verbale fosse più preponderante nella mia vita di quanto pensassi: non solo la consideravo, ma il mio comportamento era legato almeno all’80% dal risultato della mia percezione.

Tutto quindi filava liscio, quando non sapevo di rendermene conto, quando non sapevo di “sapere”. I problemi sono tuttavia nati dopo, quando iniziai a sfruttare ciò che imparai per i miei fini, per regolare in maniera controllata e priva di imprevedibilità la mia vita. Quando pretesi di utilizzare un metodo sul comportamento e l’analisi comportamentale legato alla comunicazione non verbale, quando cioè iniziai a spostare il campo di applicazione di certi metodi a casi di quotidiana normalità.

I problemi furono molti, nacquero per il semplice fatto che certi metodi non si possono applicare ai casi di quotidiana normalità e, anche se adattati, non avrebbero funzionato proprio a causa del fine per cui li applicavo: per regolare e controllare la mia vita attraverso la reazione e la comunicazione controllata degli altri. Insomma mi ponevo troppo al centro dell’interesse per poter utilizzare un metodo analitico spoglio e pulito da quelle cose che si chiamano “interessi”. Solo il fatto che io lo applicassi per “interessi” (di vario genere e natura) determinavano un quasi certo fallimento dell’azione intrapresa e, quindi, della sua conseguente interpretazione.

Solo dimenticando di sapere si può forse raggiungere la conoscenza di ciò che ci circonda.

Il falso è suscettibile d’una infinità di combinazioni, ma la verità ha solo un modo d’essere.

Jean-Jacques Rousseau

La filosofia morale è etica con l’aureola.

Come spesso mi capita, ho intrapreso una discussione filosofica con degli amici riguardo la distinzione tra giudizio etico e morale degli altri, delle persone in base a ciò che fanno, al loro comportamento e alle loro azioni in generale.

Interessante è stato notare quanto molti di noi si sentano capaci e nella posizione di poter giudicare gli altri moralmente sulla base delle loro azioni, sulla base del loro comportamento, rimanendo naturalmente al di fuori della situazione, senza viverla e/o averla vissuta in passato; facendo questo compiamo due errori concettuali: in primo luogo confondiamo l’etica con la morale, considerando un gesto ad esempio che viola una norma (una legge o una norma ascritta) un gesto immorale, quando invece molte azioni possono essere eticamente scorrette ma moralmente corrette; in secondo luogo confondiamo la persona con il suo atto, riducendo l’individuo all’atto stesso che egli compie: rischiando quindi di sposare una ideologia di pensiero pericolosa poiché così facendo si trasforma la persona nel gesto, che se fosse eventualmente sbagliato (cioè anti etico, quindi violante una norma) ridurrebbe la persona stessa ad essere sbagliata.

Se ad esempio consideriamo un pedofilo alla pari dell’atto di violenza che ha usato su un bambino, ridurremmo la persona con pedofilia ad essere “LA pedofilia”, quindi dovremmo escludere di conseguenza la possibilità che questa persona possa migliorare, guarire dal suo disturbo (nel caso in cui il disturbo di pedofilia sia patologico nel caso specifico), approvando quindi una pena non etica (cioè legata al reato di violenza) ma morale, quindi una pena che elimini la persona (pena di morte, castrazione ecc) confondendo evidentemente la persona con l’atto e illudendosi che eliminando la persona si elimini l’atto (la pedofilia) quando è evidente che ciò non accada. Rischieremmo quindi di applicare pene definitive (cioè pene che eliminano la persona) per tutti i reati che portano danni irreversibili (omicidio, compreso il colposo, violenza sessuale ecc.) in quanto se confondiamo la persona con l’atto, se l’atto è irreversibile allora anche la persona è irreversibilmente recuperabile, quindi eliminandola eliminiamo l’atto.

Per poter dare un giudizio morale di una persona non possiamo essere fuori dal contesto. Dobbiamo obbligatoriamente aver vissuto il vissuto di quella persona o essere coinvolti in prima persona nell’atto, così facendo potremo avere il diritto di giudicare la persona moralmente. Per tutti gli altri casi possiamo solo giudicare l’atto e quindi giudicare eticamente l’atto. Noi al posto degli altri possiamo solo immaginare cosa faremmo, tuttavia senza essere o aver vissuto al posto degli altri, non lo sapremo mai.

Non giudicare moralmente una persona non significa giustificarla o considerare implicitamente un giudizio morale positivo; ma semplicemente sospendere il giudizio; comprendere che non siamo nella posizione di poter giudicare la persona.

L’unico soggetto in grado di dare giudizio morale è la persona stessa di se stessa. Il rimorso è la pena morale dell’individuo. Il carcere, le sanzioni sociali o giurisprudenziali sono il giudizio etico, applicato dalla società, da un popolo.

Uno operatore criminologico deve prima ancora dei preti, delle persone, dei politici, comprendere questo concetto, prima che confonda il criminale col crimine. Se l’operatore in questione ha vissuto il vissuto della persona che ha commesso il crimine o ne è coinvolto, allora potrà dare un giudizio morale della persona, potrà giudicare quindi la persona stessa, dovendo dimettersi dal suo incarico poiché entrerebbe in conflitto di interesse.

Non c’è atto più disumano che disumanizzare il prossimo, riducendolo al male che ha perpetuato, escludendo per lui, un’atra occasione.

La morale è la tendenza a buttare via la vasca col bambino dentro.

Karl Kraus

Punto di non ritorno

E’ il punto in cui, in un viaggio, è più conveniente proseguire che tornare indietro. Ora prendiamo il viaggio e consideriamolo con significato metaforico di un cambiamento di una conoscenza che cresce e si rinnova in noi, attraverso gli incontri, i luoghi e le persone. Quando ci rendiamo conto che dopo quel che si è fatto è evidentemente più conveniente proseguire, non per un mero rapporto costi benefici, ma perché ci pare evidente quanto questo sia giusto e facente parte della bellezza della vita, superiamo il punto di non ritorno. Molti lo considerano un caso particolarmente negativo: a molti il fatto di rendersi conto che proseguire è davvero giusto e fa bene e noi e agli altri spaventa perché non sono padroni di loro stessi completamente e, soprattutto, perché la scelta (in quanto tale) comporta una rinuncia; la forza è capire che si deve fare per amor proprio per vivere ancora, nuovamente… realmente per essere.

Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.

Paulo Coelho

Speranza o Sconsideratezza?

Non sono sicuro che cosa oggi assalga i miei coetanei; ogni giorno sento sempre più parlare persone della mia età e alcune più grandi delle loro speranze e delle loro ambizioni. Ciò che mi provoca sconcerto è l’incongruenza tra il loro impegno, il loro approccio al mondo e le suddette ambizioni.

Mi spiego meglio: se si spera in un rapporto di fedeltà ci si comporta in maniera infedele; se si spera in una carriera lavorativa si dimostra di non saper gestire delle responsabilità; se si spera in una vita ricca di conoscenze e socialmente appagante non ci si sforza di comprendere l’altro sviluppando quella che si chiama intelligenza emotiva. Un po’ come se volendo dimagrire, iniziassi con una dieta a Burger King, convinto ancora di poter riuscire a dimagrire: non lo trovate un poco incongruente?

Poi non aiutano i messaggi dei media che sempre più distruggono le speranze degli adolescenti e omologano quelle delle generazioni tra i 30 e il 45 anni. Se pensiamo al potere economico di questo Paese (molto basso a causa della pressione fiscale sui redditi), non possiamo che comprendere quanto le aziende finanziarie di credito (debito) possono fungere da fonte economica antidepressiva della famiglia media che compra senza avere i soldi per farlo, ricascando nell’ambizione con la suddetta incongruenza (questa volta economica).

In questi ultimi anni mi sembra che oltre allo scaricabarile si sponsorizza l’incongruenza tra mezzi e ambizioni, ciò porta ad una società tendenzialmente deviante e in costante crisi.

Contenti loro, direi contenti tutti. Io continuo ad essere poco contento di ciò, ma l’importante è comprare, consumare.

Non è felice chi non pensa di esserlo.

Publilio Siro

La nuova frontiera della sopravvivenza sociale

Una nuova frontiera della sopravvivenza sociale si sta mostrando a tutti noi. Un metodo di approccio con il prossimo sconvolgente (nel più neutrale senso del termine), un metodo che nasce dalla capacità degli individui di rapportarsi con gli altri nella maniera più “elegante” possibile.

E’ il metodo dell’Ipocrisia.

Per ipocrisia intendo quella che maggiormente ho riscontrato: cioè quella nascente da una falsità profonda, quasi geneticamente aggrappata a certi individui (scusate: persone). La suddetta falsità ho capito, nasce dall’insicurezza nei confronti delle conseguenze delle proprie azioni. Se oggi ci si comporta in un modo ci si deve prendere le responsabilità riguardo le conseguenze del proprio comportamento. Come dissi qualche tempo fa (fuori da questo Blog): la maggior opera di riciclaggio non è quella riguardo il denaro, ma bensì riguardo le responsabilità.

Non aver il coraggio delle proprie azioni significa credere ancora prima di terzi della infondatezza o della disonestà dei propri pensieri: quindi è dimostrazione della consapevolezza della propria corruzione mentale. Allora, cari corrotti mentali, siate sicuri che un giorno sarete non solo il fallimento di voi stessi, ma ancor più di quanto non lo siate già: la caricatura di voi stessi.

Buona giornata a tutti.

Gli uomini non dovrebbero riflettere tanto su ciò che devono fare, dovrebbero piuttosto pensare a quello che devono essere.

Meister Eckhart