Quando ogni cosa ha un prezzo

Quando ogni cosa ha un prezzo non ci sono più distinzioni di genere. Solo distinzioni di quantità, di mercato, di profitti e marginalità. Quando diamo un valore in introiti pubblicitari per una apparizione televisiva, per una tragedia personale, per un nudo inaspettato, per il fallimento di una azienda non consideriamo più la qualità del dramma, della denuncia, della inaccettabilità, ma tutto divene accettabile e soprattutto quantificabile in euro, in profitto.

Il plusvalore di una disumana umanità è una cifra a fondo fattura, è la quantità di voti per un elettorato stanco e alienato da spot socialmente agghiaccianti; di frasi irreali da film spartite tra chi fa finta di non sapere e chi dice di non sapere per scaricare al più forte la responsabilità che di fatto non si è mai capito a chi fosse appartenuta fino ad oggi.

Un disumano profitto pubblicitario che viene acquistato da una tragedia di valore inestimabile e rivenduto per qualche passaggio televisivo, una totale inconsistenza di vite che si sciolgono in trenta secondi di servizio giornalistico.
Un disumano profitto in un disumano mercato in una disumana finanza in una disumana umanità, che il futuro conservi per noi il peggiore dei destini; che regali lo specchio a coloro i quali la coscienza impedisce oggi di guardarsi negli occhi.

“Il denaro è il lenone fra il bisogno e l’oggetto, fra la vita e il mezzo di vita dell’uomo.” 

Karl Marx 

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L’odore della pioggia

Esistono due fasi contrapposte dell’esistenza; un sistema binario di vita e inesistenza. Questo sistema è costituito da ciò che definiamo salita e dalla discesa. Ci sono fasi poi intermedie di evoluzione e involuzione, sono le più delicate e le più complesse da riconoscere e definire: la caduta e la risalita. Queste fasi intermedie si possono riconoscere più facilmente se associate ad eventi famigliari e quotidiani; un esempio è appunto l’odore della pioggia.

E’ raro l’evento in cui il tempo, che per un momento pare rallentare, ci permette di sentire nuovamente l’odore della pioggia, questo perché è uno degli odori che non siamo più abituati a sentire, che non avevamo più tempo di percepire o meglio, la capacità di farlo.

Questa è la risalita: ci si prepara, inizialmente sentendone l’odore, alla fase successiva quando si è in cima alla salita, quando si viaggia riscoprendo il coraggio di tornare a gustare il sapore della pioggia.

 

Non c’è uomo che non possa bere o mangiare, ma son pochi in grado di capire che cosa abbia sapore.

Confucio

La differenza tra Etica e Morale

Leggo troppo spesso giornali e riviste di attualità anche oltreoceano e provo sempre più nausea nel confrontarle con quelle del nostro Paese. Ciò che non riesco a comprendere con chiarezza è il motivo per cui non si faccia distinzione tra la questione morale e quella etica.

Negli Stati Uniti ad esempio si parla molto di questione morale perché culturalmente e storicamente le cariche politiche legate al governo e alla rappresentanza degli Stati sono legati alla religione molto più che in Italia. Difatti la morale e la politica sono quasi la stessa cosa, la religione (soprattutto quella protestante) è parte integrante di molte campagne politiche e costituisce garanzia di onestà e affidabilità professionale-politica del candidato. Negli USA inoltre il semplice sospetto di un comportamento immorale di un membro politico del governo o del parlamento sancisce la fine della sua carriera.

In Italia non è proprio così. Nel nostro Paese anche la questione morale è una questione politica perché legata ad una organizzazione chiamata Chiesa che ha origine storiche legate al potere politico che ha sempre influenzato molte volte determinandone l’azione di governo e legislativa. L’emancipazione tra potere politico e quello religioso ha dato origine ad una indipendenza forte dello Stato dalla Chiesa (almeno sulla carta) definendo il primo un potere laico e il secondo un potere legato ad una organizzazione che dovrebbe parlare solo ai suoi fedeli e non alla politica. Il potere della Chiesa che è la custode e osservatrice della questione morale è anche legata ad uno Stato estero che è il Vaticano; questa natura di Stato rende la questione morale controllata dalla Chiesa una questione anche Politica perché nascente da uno Stato estero: il Vaticano appunto.

Dopo aver distinto quindi la questione morale pura (quella definita dalla religione Cristiana-Cattolica) dalla questione morale-politica (idee e principi comunicati da autorità della Chiesa Vaticana) e aver definito il principio di laicità del nostro Stato nascente da una emancipazione necessaria dal potere Vaticano e della Chiesa, parliamo ora della distinzione tra Morale ed Etica.

L’Etica non ha alcuna correlazione con la morale e a differenza di quest’ultima definisce le regole di comportamento che possono essere ascritte o scritte in un codice normativo (ad esempio le leggi di uno stato), essa definisce anche la deontologia di un particolare ruolo o attività, cioè quel insieme di norme raccolte in un codice di comportamento che devono essere osservate da alcuni individui esercitanti un ruolo o una attività di responsabilità.

La situazione del nostro Paese oggi non richiama per nulla la questione morale poiché la morale è personale e tocca la coscienza di ognuno, non certo il nostro Paese nella sua interezza (poiché siamo un Paese laico) e non tocca nemmeno la politica o l’organizzazione sociale che non è dipendente dalla morale ma bensì dall’Etica: cioè dall’insieme di norme di buona condotta e dalle leggi dello Stato.
Per questo motivo la questione è necessariamente Etica, perché solo se si configura un indizio o una possibilità di reato o comportamento non deontologico questo deve interessare la collettività e i media; cosa ben diversa se ognuno di noi si sente turbato o indignato da un comportamento che noi non terremmo, ma che non per forza nessun altro non terrebbe o sarebbe obbligato per norma e non tenere!

Per questo motivo invito tutti a rispettare la funzione della magistratura che non è un organo morale ma bensì etico. La morale di molti italiani è stata ferita, ma questo è solo un fatto personale, anche se collettivamente sentito, il fatto sociale è quello etico, quello che definisce cosa è giusto e cosa è sbagliato non cosa è sconveniente o meno.

Ragionate, documentatevi e non ascoltate la pancia, ascoltate la testa.

“Non ci sono fenomeni morali, ma solo un’interpretazione morale dei fenomeni.”

Friedrich Nietzsche

La sicurezza assicurata

Nasce tutto dal patologico e profondo bisogno di sapere che non tutto è perduto. Anche quando si scende nel baratro dell’insicurezza emotiva, sociale ed economica, si ha sempre il bisogno di sapere che esista una possibilità “terza”, garantita che ci permetta di ripristinare almeno in parte l’origine dei problemi o rendere li stessi meno pensanti da sopportare o meno pericolosi da affrontare.

L’assicurazione sociale ed emotiva che fornisce la sicurezza nel momento del bisogno, quando le cose non vanno. Il pericolo che si propone in questo caso però è il senso inconscio del riconoscere una tale assicurazione come risorsa messa da parte per sé. Il pericolo nasce quando, essendo a conoscenza di questa garanzia, si fanno scelte in funzione di tale garanzia. Quando si vive con la consapevolezza conscia della terza possibilità.

Per questo motivo a volte la sicurezza necessita di essere assicurata, ma senza saperlo. Per questo motivo l’assicurazione della nostra sicurezza nasce solo ed esclusivamente dalla nostra integrità; dal nostro vivere in serena coscienza di noi e degli altri.

Solo come fenomeno estetico l’esistenza e il mondo sono eternamente giustificati.

Friedrich Nietzsche

Ci sono cose che non si dicono

Quando studiai la comunicazione scoprii che l’idea che mi ero fatto era completamente diversa da quello che in realtà fosse davvero. Il primo elemento di novità è stato tutta la parte della comunicazione non verbale, cosa che fin da piccolo ho sempre notato e che ho sempre considerato senza però rendermene conto; dopo aver letto e seguito delle lezioni specifiche sulla comunicazione ho anche scoperto come questo mio notare e considerare la comunicazione non verbale fosse più preponderante nella mia vita di quanto pensassi: non solo la consideravo, ma il mio comportamento era legato almeno all’80% dal risultato della mia percezione.

Tutto quindi filava liscio, quando non sapevo di rendermene conto, quando non sapevo di “sapere”. I problemi sono tuttavia nati dopo, quando iniziai a sfruttare ciò che imparai per i miei fini, per regolare in maniera controllata e priva di imprevedibilità la mia vita. Quando pretesi di utilizzare un metodo sul comportamento e l’analisi comportamentale legato alla comunicazione non verbale, quando cioè iniziai a spostare il campo di applicazione di certi metodi a casi di quotidiana normalità.

I problemi furono molti, nacquero per il semplice fatto che certi metodi non si possono applicare ai casi di quotidiana normalità e, anche se adattati, non avrebbero funzionato proprio a causa del fine per cui li applicavo: per regolare e controllare la mia vita attraverso la reazione e la comunicazione controllata degli altri. Insomma mi ponevo troppo al centro dell’interesse per poter utilizzare un metodo analitico spoglio e pulito da quelle cose che si chiamano “interessi”. Solo il fatto che io lo applicassi per “interessi” (di vario genere e natura) determinavano un quasi certo fallimento dell’azione intrapresa e, quindi, della sua conseguente interpretazione.

Solo dimenticando di sapere si può forse raggiungere la conoscenza di ciò che ci circonda.

Il falso è suscettibile d’una infinità di combinazioni, ma la verità ha solo un modo d’essere.

Jean-Jacques Rousseau

La filosofia morale è etica con l’aureola.

Come spesso mi capita, ho intrapreso una discussione filosofica con degli amici riguardo la distinzione tra giudizio etico e morale degli altri, delle persone in base a ciò che fanno, al loro comportamento e alle loro azioni in generale.

Interessante è stato notare quanto molti di noi si sentano capaci e nella posizione di poter giudicare gli altri moralmente sulla base delle loro azioni, sulla base del loro comportamento, rimanendo naturalmente al di fuori della situazione, senza viverla e/o averla vissuta in passato; facendo questo compiamo due errori concettuali: in primo luogo confondiamo l’etica con la morale, considerando un gesto ad esempio che viola una norma (una legge o una norma ascritta) un gesto immorale, quando invece molte azioni possono essere eticamente scorrette ma moralmente corrette; in secondo luogo confondiamo la persona con il suo atto, riducendo l’individuo all’atto stesso che egli compie: rischiando quindi di sposare una ideologia di pensiero pericolosa poiché così facendo si trasforma la persona nel gesto, che se fosse eventualmente sbagliato (cioè anti etico, quindi violante una norma) ridurrebbe la persona stessa ad essere sbagliata.

Se ad esempio consideriamo un pedofilo alla pari dell’atto di violenza che ha usato su un bambino, ridurremmo la persona con pedofilia ad essere “LA pedofilia”, quindi dovremmo escludere di conseguenza la possibilità che questa persona possa migliorare, guarire dal suo disturbo (nel caso in cui il disturbo di pedofilia sia patologico nel caso specifico), approvando quindi una pena non etica (cioè legata al reato di violenza) ma morale, quindi una pena che elimini la persona (pena di morte, castrazione ecc) confondendo evidentemente la persona con l’atto e illudendosi che eliminando la persona si elimini l’atto (la pedofilia) quando è evidente che ciò non accada. Rischieremmo quindi di applicare pene definitive (cioè pene che eliminano la persona) per tutti i reati che portano danni irreversibili (omicidio, compreso il colposo, violenza sessuale ecc.) in quanto se confondiamo la persona con l’atto, se l’atto è irreversibile allora anche la persona è irreversibilmente recuperabile, quindi eliminandola eliminiamo l’atto.

Per poter dare un giudizio morale di una persona non possiamo essere fuori dal contesto. Dobbiamo obbligatoriamente aver vissuto il vissuto di quella persona o essere coinvolti in prima persona nell’atto, così facendo potremo avere il diritto di giudicare la persona moralmente. Per tutti gli altri casi possiamo solo giudicare l’atto e quindi giudicare eticamente l’atto. Noi al posto degli altri possiamo solo immaginare cosa faremmo, tuttavia senza essere o aver vissuto al posto degli altri, non lo sapremo mai.

Non giudicare moralmente una persona non significa giustificarla o considerare implicitamente un giudizio morale positivo; ma semplicemente sospendere il giudizio; comprendere che non siamo nella posizione di poter giudicare la persona.

L’unico soggetto in grado di dare giudizio morale è la persona stessa di se stessa. Il rimorso è la pena morale dell’individuo. Il carcere, le sanzioni sociali o giurisprudenziali sono il giudizio etico, applicato dalla società, da un popolo.

Uno operatore criminologico deve prima ancora dei preti, delle persone, dei politici, comprendere questo concetto, prima che confonda il criminale col crimine. Se l’operatore in questione ha vissuto il vissuto della persona che ha commesso il crimine o ne è coinvolto, allora potrà dare un giudizio morale della persona, potrà giudicare quindi la persona stessa, dovendo dimettersi dal suo incarico poiché entrerebbe in conflitto di interesse.

Non c’è atto più disumano che disumanizzare il prossimo, riducendolo al male che ha perpetuato, escludendo per lui, un’atra occasione.

La morale è la tendenza a buttare via la vasca col bambino dentro.

Karl Kraus

Punto di non ritorno

E’ il punto in cui, in un viaggio, è più conveniente proseguire che tornare indietro. Ora prendiamo il viaggio e consideriamolo con significato metaforico di un cambiamento di una conoscenza che cresce e si rinnova in noi, attraverso gli incontri, i luoghi e le persone. Quando ci rendiamo conto che dopo quel che si è fatto è evidentemente più conveniente proseguire, non per un mero rapporto costi benefici, ma perché ci pare evidente quanto questo sia giusto e facente parte della bellezza della vita, superiamo il punto di non ritorno. Molti lo considerano un caso particolarmente negativo: a molti il fatto di rendersi conto che proseguire è davvero giusto e fa bene e noi e agli altri spaventa perché non sono padroni di loro stessi completamente e, soprattutto, perché la scelta (in quanto tale) comporta una rinuncia; la forza è capire che si deve fare per amor proprio per vivere ancora, nuovamente… realmente per essere.

Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.

Paulo Coelho