I numeri in fondo non contano

Vorrei pubblicare qui qualche numero, solo qualche cifra che permetta forse di avere una visione più di insieme del mondo che ci circonda; forse perché i numeri rappresentano l’immagine concettuale di valore oggettivo e non rischiano di essere mal interpretati; quelli sono, quelli rimangono.

Tutto quello che scrivo proviene dalle statistiche e dai dati dei database delle Nazioni Unite, dalla CIA (Intelligence Americana) e altre fonti. Sono tutti numeri e valori aggiornati al momento in cui scrivo.

Forse ci siamo dimenticati che nel Mondo ad oggi sono stati spesi più di 966 miliardi di dollari in spese militari da parte dei Governi del Pianeta, abbiamo circa 8 milioni di ettari di foreste distrutte da gennaio ad oggi; ci sono più di 10 milioni di acri di terreno divenuto deserto a causa di mal gestione solo quest’anno. E anche se quest’anno abbiamo prodotto più di 3 miliardi e mezzo di tonnellate di cibo, in questo momento ci sono più di 1 miliardo di persone malnutrite nel Mondo  (un sesto della popolazione mondiale) e da sta mattina sono già morte 25 mila persone di fame. Pur avendo consumato più di 2 milioni di miliardi di litri d’acqua quest’anno, ci sono 1 miliardo e mezzo di persone che non hanno accesso all’acqua potabile sicura. E’ singolare poi sapere che  più di 2 milioni di persone da gennaio sono morte per il fumo e dalla stessa data sono state prodotte quasi 4 mila miliardi di sigarette.

Ma i numeri in fondo non contano, conta saperli interpretare in maniera corretta, anche se sono valori oggettivi. Ci dobbiamo preoccupare quindi?

“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.”

Albert Einstein

Ci sono cose che non si dicono

Quando studiai la comunicazione scoprii che l’idea che mi ero fatto era completamente diversa da quello che in realtà fosse davvero. Il primo elemento di novità è stato tutta la parte della comunicazione non verbale, cosa che fin da piccolo ho sempre notato e che ho sempre considerato senza però rendermene conto; dopo aver letto e seguito delle lezioni specifiche sulla comunicazione ho anche scoperto come questo mio notare e considerare la comunicazione non verbale fosse più preponderante nella mia vita di quanto pensassi: non solo la consideravo, ma il mio comportamento era legato almeno all’80% dal risultato della mia percezione.

Tutto quindi filava liscio, quando non sapevo di rendermene conto, quando non sapevo di “sapere”. I problemi sono tuttavia nati dopo, quando iniziai a sfruttare ciò che imparai per i miei fini, per regolare in maniera controllata e priva di imprevedibilità la mia vita. Quando pretesi di utilizzare un metodo sul comportamento e l’analisi comportamentale legato alla comunicazione non verbale, quando cioè iniziai a spostare il campo di applicazione di certi metodi a casi di quotidiana normalità.

I problemi furono molti, nacquero per il semplice fatto che certi metodi non si possono applicare ai casi di quotidiana normalità e, anche se adattati, non avrebbero funzionato proprio a causa del fine per cui li applicavo: per regolare e controllare la mia vita attraverso la reazione e la comunicazione controllata degli altri. Insomma mi ponevo troppo al centro dell’interesse per poter utilizzare un metodo analitico spoglio e pulito da quelle cose che si chiamano “interessi”. Solo il fatto che io lo applicassi per “interessi” (di vario genere e natura) determinavano un quasi certo fallimento dell’azione intrapresa e, quindi, della sua conseguente interpretazione.

Solo dimenticando di sapere si può forse raggiungere la conoscenza di ciò che ci circonda.

Il falso è suscettibile d’una infinità di combinazioni, ma la verità ha solo un modo d’essere.

Jean-Jacques Rousseau