Stili, fedeltà, relatività relativa

Sono gli elementi in titolo a questo articolo che più mi confondono in questo periodo. Non comprendo bene come lo stile di vita, la fedeltà nei rapporti umani e la relatività possano essere legati; non so come ma so per certo che lo sono.

Provo ora a esplicare i concetti che mi portano alla suddetta conclusione; posso parlare di stili come quell’insieme di modi di pensare, di comportarsi e di non comportarsi di una persona matura. Posso parlare di fedeltà come quel concetto astratto di dedica al prossimo di una parte di sé, solitamente quella sentimentale, professionale o amicale. Posso parlare di relatività come quella teoria di Einstein che definisce il rapporto tra spazio, tempo ed energia. Posso parlare del relativismo come concetto filosofico che pone in essere la non esistenza delle cose da un punto di vista assoluto.

Un ragazzo di vent’anni che tradisce seguendo uno stile di vita assolutamente consono a parer suo e integrato nell’equilibrio del suo tempo di vita e concede il beneficio del dubbio riguardo il Se, Dove e Quando determinando il suo atto di tradimento una conseguenza di una infinità di fattori nel tempo e nello spazio che l’hanno portato a un certo stile e quindi al tradimento, lo considerereste folle? Vittima di una relatività relativa, della sua coscienza o della sua vita?

Se si può essere vittime della propria vita allora non si potrebbe più considerare la vita come un prodotto costruito di occasioni e decisioni di un uomo padrone di essa. Se si può essere vittima di una relatività relativa allora non potremmo credere più nella libertà di decisione e dovremmo rassegnarci a vivere il momento poiché qualsiasi scelta noi facessimo porterebbe il medesimo risultato. Se si può essere vittima della propria infedeltà, allora avremmo compreso cosa significa amare, e cosa significa essere uomo. Penso dunque che si viva vittime della propria infedeltà dopo aver scelto la propria preda: l’ego, senza esserci accorti che ad un certo punto esso è divenuto il carnefice.

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6 thoughts on “Stili, fedeltà, relatività relativa

  1. In effetti vivere seguendo regole sbagliate (in genere quelle che ci facciamo noi su misura) corrisponde ad essere carnefici di noi stessi, questo è sicuro.

  2. Si potrebbe partire dal concetto che non esiste il tradimento. Nulla si tradisce in sé, perché tutto è in divenire, il tradimento comporta un atto e per alcuni addirittura un pensiero…
    Non ci sono regole, le regole sono ipocrite, per il soddisfacimento di una utilità…
    Il tradimento difatti non è nulla se non si frappongono regole, le regole qualcuno ce le ha appiccicate e/o inventate…quindi eliminiamo la regola ed evitiamo il tradimento.
    Non si tradisce in sé nulla che esita per noi…dal momento che si suppone ciò avvenga… l’oggetto del tradimento non esiste né nella forma né nella sostanza… e quindi non è nulla…

    • TAO posso dire che quel che hai scritto è molto alto e complesso da accettare. E’ molto interessante come concetto ed è legato all’idea della norma, al concetto di norma (in questo caso sociale) e alla sanzione (in questo caso negativa).
      Se pensiamo alla mancanza di norme (anomia) non possiamo però vivere con una chiara visione della vita e/o della relazione; per capirci: tutte le relazioni necessitano di norme, tradire una norma significa tradire la relazione (non obbligatoriamente il tradimento deve essere carnale come dici tu). Il tradimento non esiste quindi, ma come l’esistenza delle norme in una relazione, anch’esso è inevitabile che esista e quindi che sia un problema tangibile.

  3. Quello che dici è vero ed è il rispetto delle norme e fin qui ci siamo, ma il mancato rispetto di norme di vita, non le definirei tradimento, ma mancato rispetto di una o più norme. Il tradimento solitamente interessa la sfera personale e soggettiva. Se poi Alessandro parliamo di relazioni il discorso si fa infinito… Ma la regola che io mi sono dato è questa:
    il rapporto o relazione non esiste in sé, c’è solo la condivisione di un vivere e di un vissuto, che non ti da alcuna autorità per decidere il futuro o imporre regole a nessuno. La regola in un rapporto così definito è la morte della relazione. La relazione è la condivisione dello stare insieme e deve restare aperta a tutte le vicissitudini che essa presenta. Non ti difendi da queste se imponi regole. La regola è e deve essere una libero arbitrio, nella scelta di certi atti rispetto ad altri c’è o meno la condivisione. Il fatto che uno decida di vivere diversamente dal tuo modo di vedere o punti di vista non lo possiamo chiamare tradimento. Non esiste patto e quindi nessun tradimento. Il patto è insito in sé, non bisogna conformarsi, questo è il valore alto che io do ad un rapporto, la condivisione libera delle scelte senza possibilità di tradimento alcuno, e senza alcun indice puntato. Solo il conformarsi a certe regole da luogo al tradimento delle stesse… aiutooooooooooo;)) Ciao Tao

  4. Ma tutto questo è e lo raggiungi solo se stai prima bene con te stesso. Tutti gli accadimenti esterni non ti nuoceranno più. Il raggiungimento del benessere non deve essere alla mercé di nessuno. Solo dopo avere raggiunto questo, potrai comprendere il mio debole pensiero. Non esiste forza per il benessere proprio, tutto ti deve scivolare addosso, se non raggiungi questo stadio di serenità, tutto è come lo vedi ora, che è già un bel vedere, credimi…
    Ciao. aiutooooooooooooooo;)) à la mia firma…. TAO

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