Rapporti Umani

Chiunque abbia studiato un po’ di psicologia, qualcosa di pedagogia e magari uno spruzzo di sociologia, è stato abituato come me ad esaminare il mondo circostante attraverso metodi analitici propri di queste discipline; è stato formato negli anni nel riconoscere certe categorie di personalità, di metodi di apprendimento, di forme di società organizzate; è stato addestrato a dovere nel comprendere le cause dei divorzi, dei tradimenti, degli omicidi, della pedofilia, della mafia, dei sistemi di conoscenza, dei disturbi della personalità, delle fobie e delle dipendenze..
Ad una cosa non si viene però “addestrati”: nel mettere da parte tutto ciò che si è appreso per venti secondi al giorno. Quando vediamo una persona alla quale vogliamo bene, quando sappiamo che chi ci è davanti sta mentendo ma che sarebbe davvero inutile saperlo, anzi sarebbe meglio non sapere affatto che sta mentendo, quando chi ci sta vicino sta soffrendo e non vuole, ripeto, non vuole che gli altri lo sappiano e tanto meno essere aiutato, quando sappiamo che la nostra incoerenza è tragicamente inscritta nell’imperfezione emotiva umana, quando dobbiamo mandare a quel paese una persona e quando sappiamo che è ormai troppo tardi per recuperare l’irrecuperabile.
Ecco che all’ora la socio-psico-pedagogia aiuta molto a districarsi nei problemi della vita, ad evitare molte volte di essere “fregati” sia nel lavoro che in amore; ma una cosa non insegna la socio-psico-pedagogia: a vivere senza sapere, senza domandarsi di una persona.
Ogni tanto bisogna non sapere, non vedere cosa c’è in una persona per poterla aiutare davvero ed essere felice con lei.

“La vera felicità costa poco; se è cara, non è di buona qualità.”
François-René De Chateaubriand

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